La filosofia della metodica Full-I del Dott.Maurizio Cirulli:

cenni di storia dell’implantologia fino ai giorni nostri.

Già i pionieri della storia dell’implantologia odontoiatrica negli anni sessanta/settanta:Pasqualini, Tramonte, Garbaccio, Muratori, Linkow ed ancora prima negli anni quaranta/cinquanta: Dahal, Formigini, Chèrcheve ,anche per necessità legate alle carenze diagnostiche e tecniche del periodo,cercavano di adattarsi al sito anatomico da trattare scegliendo il tipi di impianto più confacente alle necessità strutturali ed anatomiche del caso. Con l’avvento della scuola osteointegrazionista di Branemark negli anni ‘80, la necessità di rendere scientifico,quindi ripetibile,ciò che prima veniva considerato empirico, portò a sviluppare sempre più rigide linee-guida e protocolli chirurgici, spesso basati su dogmi assiomatici fortunatamente oggi in disuso ,che bandivano senza replica tutto ciò che non rientrava nei parametri scolastici.

Si considerarono,quindi,solo gli impianti cilindrici inseriti con rigidi protocolli terapeutici spesso assai cruenti per il paziente, che comportavano ampi scollamenti muco-periostei ed indaginosi interventi per adattare la situazione anatomica al tipo di impianto che era quasi sempre standardizzato in un unico diametro ed in una unica lunghezza.

Negli anni ‘90 fecero comparsa massiccia ed invadente i biomateriali di derivazione ortopedica, utilizzati spesso a proposito,ma molte volte in modo assolutamente spropositato ed acritico. Era il decennio del ”grande taglio,grande dentista” sotto la prepotente spinta dell’industria si utilizzavano biomateriali di tutti i tipi ma tutti ugualmente costosi, in tutte le situazioni come panacèa di tutti i casi impossibili.

Verso la metà degli anni ‘90 e gli inizi del 2000, complici riorganizzazioni delle industrie produttrici e,probabilmente,tanti insuccessi in campo clinico, fecero la comparsa sul mercato gli impianti conici o ”rootform”, i larghi diametri e, soprattutto i più disparati trattamenti della superficie degli impianti che promettevano miracolistici aumenti di osteointegrazione in tempi sempre più rapidi ( chi come me ha vissuto l’ implantologia degli anni del coating o rivestimento ricorderà i clamorosi e dolorosi fallimenti causati dal distacco dei biomateriali di rivestimento delle spire,nonostante le impeccabili certificazioni dei bioingegneri delle aziende produttrici)

Finalmente, negli ultimi anni sono ricomparsi nel mondo accademico della chirurgia implantare, i concetti di ”carico immediato”, di ”tecniche flap-less”, di ”implantologia post-estrattiva” già ben noti a tanti implantologi .Queste procedure , spesso computer-assistite, sono oggi propugnate dagli stessi detrattori di un tempo . E’ una rivoluzione copernicana del pensiero e dei concetti stessi fondanti della implantologia osteointegrata, ancora non del tutto compresa da larghi settori della professione.

Dopo questo necessario excursus storico, possiamo inquadrare la ”FILOSOFIA” della Soft Implantology Full-I come il risultato evolutivo di quasi trenta anni di studi e sviluppi clinico/tecnologici. L’aggettivo’’soft” indica una metodica chirurgica estremamente rispettosa dei tessuti, sia per la componente ossea sia per quella muco-gengivale in genere, ottenuta con l’utilizzo di sistemi innovativi di radiologia odontoiatrica per il controllo intraoperatorio dei passaggi di preparazione del sito implantare con immagini di videoradiografia simil tomografiche ( TOMEX ) che minimizzano la necessità di ampie scheletrizzazioni e che anzi ,nella maggior parte dei casi, permettono di eliminare completamente il lembo muco-periosteo.

Il secondo pilastro del concetto di implantologia mini/micro invasiva è costituito dalla linea Implantare Full-I che pone la massima importanza sulla silhouette delle fixtures in relazione alla conformazione quali/quantitativa delle zone ossee cui sono dedicate. Esiste quindi una linea implantare studiata per l’utilizzo in osso D1-D2 soprattutto nei casi di overdentures inferiori, una linea per il tipo D3-D4 per risolvere i casi del mascellare superiore , una linea implantare per i casi post-estrattivi, ed una linea di mini impianti ad altissimo grip ( Piranas) per protesizzare semplicemente ed in sicurezza, selle edentule mandibolari atrofiche con disponibilità ossea dai 5 agli 8.5 millimetri

Altro pilastro fondamentale del concetto ‘’soft” risiede nel carico immediato, ove possibile, con l’utilizzo di metodiche di saldatura introrale con sincristallizzatrice ad Argon degli abutments provvisori tramite barre in titanio,che formino una struttura rigida con una risposta” di sistema ”ai carichi masticatori. A questo proposito sono stati studiati abutments orientabili su giunto sferico ( SPHERA),che avvitati alle fixtures permettono una immediata parallelizzazione risolvendo inclinazioni di norma difficili da mascherare esteticamente.

Il quarto pilastro del concetto di soft implantology è costituito dalla cementazione provvisoria di breve, media e lunga durata,tramite siliconi per addizione di diverse consistenze per simulare il comportamento del ligamento parodontale tipico degli elementi naturali residuiTOMEX TOMEX